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Channel: News & Politics
Uploaded: July 20, 2008 at 3:20 pm
Author: 1PICAMEN
Length: 03:08
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Alla fine del XV secolo Conza aveva rerso l'importanza avuta nei secoli precedenti, ma conservava numerose memorie degli antichi splendori. La città, che apparteneva ai Gesualdo con il titolo di contea, era circondata da una potente cinta di mura, le strade conservavano la pavimentazione di età romana, oltre a diversi ruderi didifici antichi; sulla sommità della collina sorgeva il palazzo baronale, «con membri assay», disposto intorno a un cortile, dal quale si accedeva anche al vicino giardino, coltivato in parte a vigneto e in parte a frutteto. Il palazzo era quasi sempre abbandonato, poiché a causa del clima poco salubre della città i feudatari preferivano abitare nei castelli di Gesualdo o di Calitri, più comodi in tempo di pace e più sicuri in tempo di guerra. Nemmeno gli arcivescovi di solito risiedevano a Conza, bensì a Santomenna (d'inverno, per il clima più mite) o a Sant'Andrea (d'estate, per il clima più fresco); in ognuno di questi due casali, sui quali la Curia esercitava la giurisdizione, sorgeva un palazzo arcivescovile.La cattedrale, intitolata alla Vergine Assunta, era sorta sui resti di una basilica di età romana, della quale aveva mantenuto l'impianto a tre navate, con la navata principale, più alta delle laterali, conclusa da un'abside semicircolare. Nella cripta della cattedrale, secondo la tradizione, erano stati deposti i corpi di diversi santi. La chiesa, giudicata "di buon disegno" e "assai bella", tra il XV e il XVI secolo accolse le sepolture dei conti di casa Gesualdo, che costruirono all'estremità della navata destra la loro cappella gentilizia, con l'altare privilegiato intitolato a Santa Maria delle Grazie: la cappella era ornata da finissime sculture in marmo, tra cui quattro bassorilievi raffiguranti le virtù cardinali.Nel 1507 Luigi III Gesualdo, dopo aver prestato atto disotto missione al re spagnolo Ferdinando il Cattolico, riebbe i feudi che, dopo la sua ribellione ai re aragonesi, gli erano stati confiscati; in cambio dovette corrispondere un sostanzioso indennizzo, che per la città di Conza ammontava a 109 ducati.Il Cinquecento fu il secolo di maggior splendore per i Gesualdo i quali, una volta reintegrati nel possesso dei loro beni, con n'abile politica di alleanze e matrimoni riuscirono ad accrescere il patrimonio e la potenza della famiglia. Nel 1543 acquistarono il feudo di Venosa e nel 1561 Luigi IV, dopo il matrimonio del figlio Fabrizio con la nipote di papa Pio IV, ricevette il titolo diprincipe. Il fratello di Fabrizio, Alfonso, a soli 21 fu nominato cardinale e nel 1563 divenne arcivescovo di Conza, primo gradino di una formidabile carriera che lo proiettò ai vertici della gerarchia ecclesiastica, prima come decano del Sacro Collegio e poi come arcivescovo di Napoli.Tra il Cinquecento e il Seicento furono arcivescovi di Conza anche due zii di Alfonso, Troiano e Camillo, e il nipote Scipione; tutti costoro, pur risiedendo nella propria diocesi, scelsero come abitazione il lussuoso castello di Calitri.gli abitanti son pochi [...] La chiesa è assai bella, ove sono le sepolture degli antichi Signori Gesualdi conti di Consa [...] Il territorio è grande e bello a meraviglia, ma per carestia d'huomini e bovi non è coltivato».Nel 1613, con la morte degli ultimi due discendenti maschi, la famiglia Gesualdo si estinse. I feudi furono acquistati da Nicolò Ludovisi, principe di Piombino e marito di Isabella Gesualdo, ultima erede della grande casa, morta nel 1629. Il principe Ludovisi lasciò erede il figlio Giovan Battista che però, caricatosi di debiti, fu costretto a vendere gran parte delpropriopatrimonio.. terremoto del 1732, fu rifatta per volere di monsignor Giuseppe Nicolaj (1731-1758). |